Hai pubblicato un sito vetrina, un portfolio o una landing e vuoi capire se Google (e i visitatori) lo trovano in ordine? Non serve un’agenzia SEO per la prima diagnosi: con una checklist di 15 minuti individui i problemi più comuni e capisci cosa correggere per primo.
Questa guida è pensata per freelance, PMI e chi usa un builder visuale: niente jargon inutile, solo controlli concreti su HTTPS, meta tag, struttura, mobile e indicizzazione. Alla fine puoi verificare tutto in automatico con lo strumento gratuito di analisi SEO dominio di Martini Francesco.
Quando fare un audit SEO (e quando non ha senso)
Fallo subito se stai per andare online, hai rifatto il design, hai cambiato dominio o noti calo di contatti senza spiegazione. Ripetilo ogni 2–3 mesi su siti vetrina con poche pagine: bastano pochi minuti e tieni sotto controllo regressioni (title duplicati, link rotti, HTTPS scaduto).
Non aspettarti miracoli da un solo controllo tecnico: posizionamento e traffico dipendono anche da contenuti, concorrenza e autorità del dominio. L’audit ti dice se la base è solida — il resto si costruisce nel tempo con articoli utili, portfolio e link esterni di qualità.
Audit SEO in 15 minuti: la checklist
Segui l’ordine: prima ciò che blocca indicizzazione o fiducia, poi i dettagli on-page.
1. Il sito risponde in HTTPS?
Apri la home con https://. Se il browser segnala “non sicuro” o vieni reindirizzato in modo strano, correggi certificato e redirect prima di qualsiasi altra ottimizzazione. Per approfondire obblighi e buone pratiche, vedi sicurezza e HTTPS e la guida HTTPS e cookie banner per il GDPR.
2. Title e meta description sono unici per pagina?
Controlla almeno home, servizi, contatti e una pagina blog. Ogni URL deve avere un title diverso (50–60 caratteri) e una description che spiega il beneficio (140–160 caratteri). Errori tipici: stesso title ovunque, description vuota, keyword ripetute a raffica. Regole ed esempi nella guida meta title e description per principianti.
3. C’è un solo H1 chiaro per pagina?
Ispeziona la home: un h1 che dice chi sei e cosa offri. Poi verifica che non ci siano due h1 o salti di gerarchia (h1 → h4). La struttura aiuta Google e gli screen reader.
4. robots.txt e sitemap.xml esistono?
Visita tuodominio.it/robots.txt e tuodominio.it/sitemap.xml. Il robots non deve bloccare pagine pubbliche per errore; la sitemap deve elencare URL che vuoi indicizzare. Dopo il publish, invia la sitemap in Search Console — passi in ottimizzazione SEO.
5. Le immagini hanno testo alternativo (alt)?
Hero, logo, screenshot: ogni immagine significativa deve avere un alt descrittivo, non “IMG_1234”. Migliora accessibilità e contesto per i motori di ricerca.
6. Il sito è leggibile su mobile?
Da smartphone: testo troppo piccolo, bottoni troppo vicini, menu che non si apre, immagini che escono dallo schermo. Google valuta soprattutto l’esperienza mobile.
7. Ci sono link interni verso pagine importanti?
Dalla home dovresti raggiungere servizi, contatti, blog o portfolio senza scavare nel menu. Dal blog, link contestuali verso pagine prodotto (non solo “clicca qui”). Gli errori SEO sui siti vetrina includono spesso link interni assenti.
8. Form, cookie e pagine legali sono a posto?
Form contatto funzionante, privacy e cookie policy raggiungibili, banner consenso se usi analytics o marketing. Non è “SEO pura”, ma incide su fiducia e conformità — e su siti professionali fa differenza.
Verifica automatica: analisi tecnica gratuita
La checklist manuale è utile per capire cosa guardare. Per un primo punteggio oggettivo puoi usare lo strumento Analisi SEO dominio: incolli il dominio e ottieni un report su HTTPS, titolo, meta description, H1, robots, sitemap, Open Graph e altri segnali tecnici — senza installare nulla.
Usalo così:
- Inserisci dominio o URL della home (es.
miosito.it). - Leggi i controlli in rosso o giallo — sono la coda di lavoro immediata.
- Riesegui l’analisi dopo le correzioni per confermare il miglioramento.
Lo strumento non sostituisce Search Console, ma è un ottimo primo screening prima di chiedere una consulenza o di investire in contenuti.
Cosa fare con i risultati (priorità pratica)
Ordina gli interventi in tre fasce:
- Bloccanti: no HTTPS, pagine importanti in noindex, errori 404 sulla home, form contatto rotto.
- On-page: title/description, h1, alt immagini, testi troppo corti sulle pagine servizi.
- Crescita: nuovi articoli blog, case study portfolio, link interni da contenuti esistenti.
Se stai usando un builder, meta tag e struttura si sistemano dall’inspector senza plugin — vedi ottimizzazione SEO nel builder. Per il go-live completo, incrocia questa lista con la checklist prima del publish.
Google Search Console: il passo successivo
Dopo l’audit tecnico, collega il sito a Google Search Console (gratuita). Ti mostra per quali query compari, quali pagine Google ha indicizzato e se ci sono errori di copertura. Confronta i dati ogni mese: se una pagina ha molte impression e pochi click, riscrivi title e description.
Non ossessionarti sul “PageRank” come numero magico: conta traffico qualificato e contatti. Un sito vetrina con 200 visite/mese mirate batte 5.000 visite generiche senza conversioni.
Audit fatto: e ora?
Se il punteggio tecnico è discreto, sposta energie su contenuti: una guida pratica al mese, un case study portfolio, pagine servizi con testi veri (non solo bullet vuoti). È la strada più sicura per meritare visibilità e citazioni da altri siti.
Prossimi passi consigliati:
- Esegui l’analisi gratuita del tuo dominio e annota 3 fix urgenti.
- Sistema meta tag delle pagine principali con la guida ai meta tag.
- Pubblica o aggiorna il sito con hosting gestito e HTTPS incluso.
Hai dubbi su priorità o struttura? Puoi richiedere una consulenza — anche solo per validare l’audit prima di investire in contenuti o campagne.
